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TEATRO

SPETTACOLO

MARLENE DIETRICH A BARI NELLO SPETTACOLO DI QUINCE (RICCARDO CASTAGNARI)
di ROMOLO RICAPITO

Il Teatro Piccinni di Bari ha chiuso la sua stagione con lo spettacolo "Marlene D. The Legend" scritto, messo in scena e interpretato da Riccardo Castagnari, in arte Quince. Lo spettacolo risale al 2001, anno in cui rimase in scena ben otto mesi al Teatro Flaiano a Roma. Castagnari inizialmente avrebbe voluto che a interpretarlo fosse stata un'attrice; ma il ruolo della Dietrich veniva rifiutato, perchè eccessivamente impagnativo.
Da qui un'idea geniale: quella di interpretare egli stesso la grande e indimenticabile Marlene. E di inventare il personaggio di Quince, confezionando per quest'ultimo un curriculum fittizio. Ovvero, quello di un attore italo americano, con alle spalle recite nell'off Broadway o nel West End londinese. Addetti ai lavori e pubblico ci cascano in pieno. E solo recentemente il segreto è stato svelato: Quince Riccardo Catagnari, italianissimo. Intanto lo show ha tenuto banco ben due mesi a Parigi dove nel 2009 ha vinto il premio Marius come migliore spettacolo musicale (categoria "adattamento in francese") mentre Quince ha conquistato una nomination come migliore attore protagonista.
A inizio show Quince appare in scena avvolto in un fantastico costume bianco, con grandi maniche di pelliccia.
Ecco Marlene rappresentata nella seconda parte della sua carriera artistica, quella musicale. Abbandonato il cinema sui cinquant'anni (ma riapparirà in altre pellicole, saltuariamente, fino al 1961) si dedica a concerti in giro per il mondo, riproponendo le canzoni più famose dei suoi film o famosi successi internazionali ( tra esse ,"Black Market", "Jonny", "I Cant Give You Anithing But Love", "La Vie En Rose", "Lili Marleen", "Ich Bin Die Fesche Lola", etc.), che nello spettacolo vengono eseguite dal vivo, con l'accompagnamento al pianoforte del maestro Andrea Calvani, nel ruolo di Burt Bacharach, mitico direttore d'orchestra e musicista, autore di successi che fanno ormai parte della storia della musica leggera.
Marlene =E8 sola, nel suo camerino e chiama il direttore dell'albergo dove allogger=E0. Le sue richieste sono quelle tipiche di una diva dello star system: eccessive, ma anche divertenti.
Dietrich pretende una camera con tre bagni, ognuno allestito con una quantità industriale di asciugamani e accessori da toilette per tre diverse esigenze; ossia lo shampoo, il make up e i bisogni corporali.
Un nastro fluorescente di tre colori diversi dovrà essere applicato lungo il percorso dalla camera da letto ai bagni, per dare modo all'attrice di essere facilitata durante le sue alzate notturne. Le sue gambe, ancora bellissime, sono assicurate per un milione di dollari dell'epoca .
La diva riceve le telefonate dell'amatissima figlia, Maria, autrice negli anni Novanta di una documentatissima biografia sulla madre, ma molto velenosa.
Marlene pronuncia dunque tante battute sarcastiche: il suo odio per Judy Garland , sua "rivale" cinematografica, il suo rifiuto di cantare il brano "Night and day", perchè canzone scritta sotto l'effetto della cocaina da Cole Porter, in onore di Cary Grant, del quale il compositore era perdutamente innamorato.
Tra tanti cambi d'abito, la "Dietrich" legge una ricca rassegna stampa che la riguarda (tra le riviste originali mostrate in scena, tra cui Life e Paris Match, anche l'italiano Radiocorriere Tv). La leggenda vuole che il mitico "Angelo Azzurro" preferisse la fellatio ai rapporti sessuali completi. Ella amava tutti i suoi film, dai capolavori diretti da Von Stenberg alle opere di Hitchcock, Lubitsch, Orson Welles, Billy Wilder , Fritz Lang , fatta un'unica eccezione. Ovvero, un film italiano ("Montecarlo") nel quale recitava al fianco di Vittorio De Sica ("Sceneggiatura orrenda musiche di un certo Renato Rascel").
Ecco il racconto dei suoi recital e dei viaggi durante la Seconda Guerra mondiale. A Bari l'attrice si ammal=F2 di polmonite acuta, ma guar=EC. "Ringrazio i medici di quella bella città, a loro sarò sempre grata".
La Dietrich visse gli ultimi suoi anni su una sedia a rotelle, in seguito a una frattura che le causò una grave infermità. Il suo ultimo film fu "L'ultimo Gigolo" (1979, di David Hemmings) nel quale recita accanto a David Bowie in un cameo. La diva, o quel che ne restava, venne spinta sul set ubriaca e in condizioni psicologiche spaventose.
Lo spettacolo di Quince è molto bello perchè nella sua semplicità ed essenzialità, ma nello stesso tempo raffinatezza, intriga e cattura, riproducendo il fascino di un'artista "immortale" che fu amata in tutto il mondo. A un certo punto il recital si trasforma in un happening: Quince-Castagnari recita dei copioni dai film della Dietrich invitando il pubblico a indovinare il titolo dal quale essi sono tratti.
Talmente =E8 forte l'aderenza di Castagnari alla personalità dell'attrice tedesca che a volte sembra di vedere rivivere in scena lei in persona. Ottimo l'apporto del maestro Calvani. I costumi, elaboratissimi, sono
di Stefano Cioncolini. L'interpretazione di Quince non deve essere svalutata con la definizione di un semplice ruolo en travesti o da drag queen, ma come una recitazione attoriale di nuovo genere. Ovvero, quella di un interprete maschile che esplora dei sentimenti che, seppure essenzialmente femminili, possono appartenere a tutti (nostalgia, ironia, paura di invecchiare, voglia di essere amati).
ROMOLO RICAPITO

UN ENERGUMENO voleva salire sul palco dopo gli interventi di DE BORTOLI , COTA E VENDOLA. PAURA AL PICCINNI DI BARI

Paura al teatro Piccinni di Bari, alla presentazione del nuovo Corriere del Mezzogiorno. Dopo gli interventi di Feruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, di Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte e di Nichi Vendola, governatore della Puglia, la vice direttrice Maddalena Tulanti stava per introdurre una lavoratrice in difficoltà che voleva lanciare un appello in nome e per conto dei suoi colleghi, come lei dal
posto di lavoro a rischio. A un certo punto da un palco vicino al palcoscenico un energumeno dall'aria truce, in canotta senza maniche, villoso e minaccioso, ha urlato che era stufo di applaudire i "bravi" e di
volere il suo momento, con la denuncia di alcune ignote rivendicazioni. La Tulanti ha finto di ignorare l'importuno, ma era impossibile: egli sovrastava con le sue grida inumane l'attività sul palcoscenico. La
vicedirettrice di testata l'ha buttata sull'humour, dicendo che un "forum" di botta e risposta sarebbe stato organizzato per un prossimo incontro. Ma l'energumeo non desisteva e veniva allontanato dal teatro da un addetto al palcoscenico. Ciò nonostante le sue grida terribili continuavano a invadere il Politeama, dai suoi corridoi interni, mentre si esibivano i Radiodervish.
Strano come l'individuo, se aveva qualcosa da dire (o contestare) non sia intervenuto durante il dibattito di Cota e Vendola. Conoscendo il caratterino di questi due, avrebbe avuto pane per i suoi denti. Gli incontri
pubblici catalizzano l'attenzione di invasati, psicotici o semplicemente di persone frustrate che vorrebbero attenzioni. ; ma non sempre è possibile dare loro la parola, soprattutto se sono maleducati o se i dibattiti non prevedono gli interventi degli spettatori. A Sanremo tutti ricordano le invasioni sul palco di Cavallo pazzo o di Pino Pagano, un uomo che voleva buttarsi da un palco e che fu salvato da Baudo. E come dimenticarsi del sedicente Paolini che fa capolino dietro gli inviati di tutti i tg, impedendone la cronaca in diretta?
ROMOLO RICAPITO

TEATRO PETRUZZELLI: RINVIO ALLA CORTE COSTITUZIONALE DICHIARAZIONE DEL SINDACO EMILIANO



L'ordinanza del Presidente della seconda sezione del Tribunale di Bari, dott. di Lalla, conferma che allo stato della legislazione vigente il protocollo d'intesa del 2002 è inefficace nei confronti della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari, e che pertanto le pretese economiche nei confronti della Fondazione sono attualmente inesistenti.
Il giudice ha infatti rimesso gli atti alla Corte costituzionale chiarendo espressamente che o la Corte costituzionale dichiara l'incostituzionalità dell'art. 1 comma VI della Legge 310 del 2003, ammettendo di avere dimenticato di operare tale censura nella precedente sentenza, ovvero il protocollo d'intesa rimane inopponibile alla Fondazione.
Si precisa comunque che l'affidamento del Teatro al Comune di Bari e alla Fondazione Petruzzelli da parte del Ministero per i Beni culturali rimane confermato e intatto, almeno fino a quando i proprietari del teatro non rifonderanno allo Stato stesso le somme investite nella ricostruzione del Petruzzelli. Ne consegue che l'attività della Fondazione prosegue inalterata secondo la prevista programmazione.

IL TERZO UOMO
di Andrea Cramarossa


Prodotto da: Federico II Eventi/ Verderame/Manifesto del Teatro delle Bambole

Con Mariangela Dragone e Claudio Ciraci.

Costumi Silvia Cramarossa
Aiuto regia Alfonso Delbert
Foto di scena Iole Verano

Regia di Andrea Cramarossa

Lo spettacolo, brevemente.

Herbert e Dolly, sono due adulti/adolescenti, due persone figlie di un'epoca, la nostra, dove tutto è automatizzato, tutto è tecnologico, tutto è a disposizione e tutto converge verso un continuo nutrimento dell'ego. Senza alcuna ragione, però. Essi, col buio della loro mente, con la lucidità di vivere la loro vita come se fossero all'interno di un videogioco ma senza rendersene conto, decidono, un giorno, di diventare attori perchè... perchè.. perchè... non si sa bene perchè, forse perchè sembrava il mestiere più facile da fare e quello che avrebbe potuto procurare loro fama e successo. Ecco, fare gli attori per poter essere famosi, per poter esistere ed essere riconosciuti.
Figli di un amore sufficiente, figli di sentimenti centellinati, Herbert e Dolly sono istruiti, appunto istruiti e laureati ma non conoscono niente, non sanno niente e copiano e incollano la loro stessa esistenza. Fino al giorno in cui, col telefonino in mano, non decidono di compiere un atto indicibile, il piano che li renderà finalmente famosi.

Dal 3 al 26 marzo 2010, presso il TEATRO DUSE, in via S. Cotugno a Bari, tutti i giorni tranne il sabato, la domenica e il lunedì alle ore 21.00.

Spettacolo adatto al solo pubblico adulto.
Ogni riferimento a persone e a fatti realmente accaduti, è puramente casuale.
Posto unico €-10,00

Info: Teatro Duse 0805046979. Si consiglia la prenotazione.

ENRICO MONTESANO AL TEATRO TEAM DI BARI CONTESTA I REALITY SHOW


Al Teatro Team di Bari è andata in scena la commedia "Un Sogno in
Famiglia", diretta e interpretata da Enrico Montesano e scritta con Annamaria
Carli e Francesco Asioli.
Montesano interpreta Nino Torelli, un edicolante romano. La scena si apre proprio con
l'edicola situata in una piazza della Capitale e sul protagonista che disserta sulla
situazione dell'editoria, coi giornali costretti ormai ad offrire i più disparati
gadget per vendere più copie.
Con il corollario di una decina di ballerine e canti (le musiche sono del maestro
Armando Trovajoli) l'attenzione si sposta sui concorsi a premi della tv e sul sogno
di una vita migliore. La scena cambia: ecco un soggiorno borghese, la moglie
dell'edicolante (interpretata da Sanra Collodel), le due figlie e un nipotino, frutto
di una fugace relazione di una delle ragazze. Il gruppo di famiglia in un interno
favoleggia la possibilità di partecipare a un reality show che mette in palio una
casa. A un certo punto però all'interno del Teatro Team si è svolto un
fuori-programma, quasi un reality nel reality.
Montesano ha detto:"C'è un problema tecnico, non riesco a concentrarmi" e
ha abbandonato la scena.
Lo spettacolo è stato sospeso per una buona mezz'ora, con un fuggi-fuggi di polizia,
vigili e personale, oltre che di medici che hanno invaso il dietro le quinte.
A un certo punto il sipario si è riaperto e Montesano, rivolgendosi al pubblico, ha
spiegato di avere accusato un malore (pressione a 200) originato dal nervosismo per
il problema tecnico, che si era presentato anche nella serata antecedente.
Non accade tutti i giorni che un attore prenda la parola spiegando il
"senso" dello spettacolo. Che è un atto d'accusa
sul "triste messaggio che viene veicolato oggi dalla televisione".
"E' brutta, non la sopportiamo più", ha protestato Montesano.
Da qui l'esigenza di scrivere una commedia ("castigat morendo mores", ossia
la commedia e la satira delegate alla riforma dei costumi, citazione del latinista
francese Jean De Santeul).In tale pièce si parla di una famiglia comune che pensa di
usare il mezzo televisivo ma che in realtà ne è usata. Monitorata 24 ore su 24 da
telecamere, in casa e fuori, dovrà superare determinate prove e raggiungere
"picchi" di ascolto che le consentano il diritto di acquisire la casa di
proprietà messa in palio. Il riferimento è naturalmente al "padre" dei
reality show, "Il Grande Fratello", ma anche al "Treno dei
Desideri" con Antonella Clerici, che prometteva premi del genere. Ma anche a
trasmissioni come "Uomini e donne" e quelle che sponsorizzano veline,
oppure L'Isola dei Famosi.
Dopo un "provino" i Torelli sono reclutati per il reality show "Un
sogno in Famiglia". Ma la famigliola inizia a comportarsi in modo innaturale: un
parlare che dovrebbe risultare aulico, vestiti troppo vistosi. Nei dialoghi, una
delle figlie nota che il padre Nino si è vestito come Ugo Foscolo, definito "un
poeta che si vestiva come Morgan di X Factor". Montesano si riferisce al
cantante Morgan come a un artista "stupefacente", con chiaro riferimento
all'uso del crack , confessato recentemente dal musicista.
Nella commedia sono frequenti continui accenni all'attualità politica o al mondo
dello show businness.
Patrizia D'Addario viene definita una "che la dà non solo a Dario, ma a
tutti".
La commedia prende corpo: la famiglia Torelli viene scelta dagli autori televisivi in
quanto "scandalosamente, orribilmente normale".
La regia intanto controlla e indirizza i comportamenti, così come avviene dietro le
quinte dei Grandi Fratelli, su Mediaset.
Tutto viene manipolato in funzione dei cosiddetti "picchi" di ascolto.
I coniugi si vestono come i protagonisti della Famiglia Addams. Viene istituito un
"televoto" per far decidere agli spettatori da casa se l'edicolante debba
assumere o no del Viagra.
La commedia è intervallata da molti filmati di finte interviste a gente comune, nelle
quali essa commenta le imprese televisive della famiglia, a favore o contro.
I filmati sono recitati ottimamente e sembrano veri, ma interrompono con troppa
frequenza lo svolgimento organico dello spettacolo, risultando verso il finale
inutili.
Una notte d'amore tra i due coniugi viene commentata da tutta l'Italia con titoli a
sette colonne sui quotidiani.
C'è poi la lite tra Nino-Montesano e un fratello ritrovato. I due devono fare la pace
o no? Gli spettatori e gli autori suggeriscono il comportamento a loro più gradito.
Entra in scena un giovane talent scout, interpretato dal giovane attore Maurizio
Aiello. Nei panni di Federico, convince la capofamiglia, le due figlie e addirittura
la nonna a posare per un calendario sexy. Montesano finisce a sua volta su un
calendario, in costume adamitico. A questo punto decide di vestirsi da donna per
attrarre su di sè l'attenzione e distogliere i parenti dalle loro nuove velleità, ma
nessuno se lo fila. Lo spettacolo viene nuovamente interrotto per il malore di
un'anziana spettatrice. Montesano, immobile sulla scena in abiti muliebri, commenta
ironico: "Non è serata".
La commedia dunque riprende avviandosi al finale.
Torna in scena un presunto padre del nipote di Nino. Costui, un bellimbusto siciliano
che si finge sudamericano perchè insegna danze tipo bachata, si rivelerà un falso
allarme.
La madre del piccolo concepì il figlio dopo una notte di passione con uno
sconosciuto, ubriaca e "fumata".
L'altra figlia rivela gusti saffici, mentre la moglie fugge alle Maldive col
press-agent, spiata ovviamente dalla televisione.
A questo punto Nino finge un grave malore per favorire il rientro della consorte in
famiglia. La commedia prende purtroppo una piega sbagliata già a metà, perdendo in
originalità e freschezza.
Il meccanismo diviene risaputo, la scrittura non offre molti spunti interessanti.
Inutile poi la polemica sui Tg che trasmettono a ora di cena soltanto brutte notizie
dal mondo.
La famiglia decide infine di rifiutare la casa in premio pur di uscire dal terribile
reality.
Durante la passerella finale, Montesano è stato applauditissimo. A stupire invece la
freddezza del pubblico su buona parte del cast, in particolare verso Maurizio Aiello,
totalmente ignorato. Aiello, attore televisivo, esordì in teatro nel 2001 diretto da
Zeffirelli nei "Sei personaggi in cerca d'autore"di Pirandello.
Montesano ha scherzato sugli incidenti della serata, annunciando che l'anziana
signora soccorsa un'ora prima stava bene. "Al bar ha bevuto e mangiato tartine,
tornerà contenta a Taranto".
Il pubblico commentava all'uscita la commedia come troppo incentrata su Enrico
Montesano, ovvero "salvata" dal mattatore grazie al suo carisma, che ha
ovviato alle tante pecche. Il resto è stato giudicato come troppo futile. Tra gli
altri interpreti, Prospero Richelmy, Biancamaria Lelli e Goffredo Bruno.
ROMOLO RICAPITO


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